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Per un’impresa che sta lavorando a un nuovo prodotto, a un processo produttivo più evoluto o a una tecnologia proprietaria, finanziare la fase di ricerca e sviluppo è spesso uno dei passaggi più delicati.
È una fase nella quale i costi iniziano a diventare importanti, mentre i risultati industriali e commerciali sono ancora da dimostrare. Servono tecnici e ricercatori, prove, prototipi, attrezzature, consulenze specialistiche. E può essere necessario lavorare per due o tre anni prima di arrivare a un risultato industrializzabile.
Scoperta Imprenditoriale II, il nuovo intervento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dedicato ai progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, può intervenire proprio in questa fase.
La misura sostiene programmi con costi ammissibili compresi tra 1 e 5 milioni di euro, da realizzare in un periodo compreso tra 18 e 36 mesi, attraverso una combinazione di contributo diretto alla spesa e finanziamento agevolato.
Le domande potranno essere presentate dal 7 ottobre 2026, mentre dal 24 settembre 2026 sarà disponibile la procedura di compilazione.
Prima di decidere di partecipare, però, è utile capire che tipo di progetto sta cercando il Ministero e, soprattutto, se l’impresa dispone delle condizioni tecniche, organizzative e finanziarie per affrontarlo.
Il primo punto da chiarire: non è un incentivo per un normale investimento produttivo
La distinzione più importante riguarda la natura del progetto.
Scoperta Imprenditoriale II finanzia attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi oppure al significativo miglioramento di quelli esistenti.
Un programma basato prevalentemente sull’acquisto di un nuovo impianto, sull’adozione di un software disponibile sul mercato o sull’automazione di un processo attraverso tecnologie già consolidate difficilmente trova qui la sua collocazione.
Deve esserci una vera attività di sviluppo.
Pensiamo, ad esempio, a un’impresa manifatturiera che voglia sviluppare un nuovo processo produttivo basato su sistemi di controllo intelligenti. Il fatto di acquistare sensori, robot e software non costituisce di per sé un progetto di ricerca e sviluppo.
Il progetto comincia a diventare interessante per questa misura quando l’impresa deve risolvere problemi tecnologici non banali: sviluppare nuovi algoritmi, integrare sistemi che oggi non dialogano tra loro, raggiungere prestazioni non disponibili nelle soluzioni esistenti, progettare e sperimentare una nuova architettura di processo.
La differenza è sostanziale: non si finanzia semplicemente l’adozione di una tecnologia, ma il lavoro necessario a svilupparla o a farla evolvere in maniera significativa.
Ed è proprio questa distinzione che conviene verificare per prima.
Le tecnologie interessate sono numerose
Il campo di applicazione è piuttosto ampio.
I progetti devono essere finalizzati allo sviluppo di una delle tecnologie abilitanti individuate dalla misura:
- materiali avanzati e nanotecnologia;
- fotonica e micro/nano elettronica;
- sistemi avanzati di produzione;
- tecnologie delle scienze della vita;
- intelligenza artificiale;
- connessione e sicurezza digitale.
A queste tecnologie si affianca il collegamento con le aree e le traiettorie della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente.
Gli ambiti interessati vanno dall’industria intelligente e sostenibile all’energia e all’ambiente, dalla salute all’alimentazione, dall’Agenda Digitale alle smart communities e alla mobilità intelligente, fino al turismo, al patrimonio culturale, alle industrie creative, all’aerospazio e alla difesa.
Le possibilità sono quindi numerose. Il punto, anche in questo caso, non è trovare un’etichetta nella quale far rientrare il progetto. Occorre dimostrare una relazione concreta tra la tecnologia che si intende sviluppare, le attività di ricerca previste e una delle traiettorie interessate dalla misura.
La dimensione minima del progetto cambia il tipo di impresa a cui guardare
Un altro dato da considerare subito è la dimensione economica dell’intervento.
I costi ammissibili devono essere compresi tra 1 e 5 milioni di euro.
Un milione di euro di ricerca e sviluppo non è necessariamente un investimento enorme per un’impresa industriale strutturata, ma è comunque un programma che richiede organizzazione, personale e capacità finanziaria.
La durata, inoltre, deve essere compresa tra 18 e 36 mesi.
Non basta quindi avere una buona idea. L’impresa deve poter mettere in campo un gruppo di lavoro adeguato, sostenere la propria quota di investimento e gestire il progetto per un periodo abbastanza lungo.
Questo è uno dei motivi per cui, prima di iniziare la progettazione, è opportuno fare qualche conto.
Un progetto da 4 milioni di euro può apparire più interessante di uno da 2 milioni perché genera un volume maggiore di costi agevolabili. Ma se la struttura economica dell’impresa è più coerente con un progetto da 2 milioni, aumentare artificialmente il programma può produrre l’effetto opposto: peggiorarne la sostenibilità e renderne più difficile l’esecuzione.
La dimensione migliore non è quella più vicina al limite massimo del bando. È quella coerente con il progetto e con l’impresa che deve realizzarlo.
Quanto può essere agevolato
Per le imprese la misura prevede un finanziamento agevolato nominalmente pari al 40% dei costi ammissibili, accompagnato da un contributo diretto alla spesa.
Il contributo varia in funzione della dimensione dell’impresa:
Dimensione | Contributo diretto |
Piccola impresa | 40% |
Media impresa | 35% |
Impresa di grande dimensione ammissibile | 30% |
Il finanziamento agevolato può avere una durata compresa tra uno e otto anni e prevede un tasso pari al 20% del tasso di riferimento vigente al momento della concessione.
Le percentuali vanno però interpretate correttamente.
Il finanziamento agevolato è un finanziamento che dovrà essere restituito. Il vantaggio che produce viene calcolato attraverso l’Equivalente Sovvenzione Lordo e concorre alla determinazione dell’intensità complessiva dell’aiuto.
Non è quindi corretto leggere, per esempio nel caso di una piccola impresa, “40% di contributo + 40% di finanziamento = 80% di contributo”.
Sono due strumenti diversi, con effetti finanziari diversi.
Ciò non toglie che la combinazione possa risultare molto interessante, soprattutto per un’impresa che avrebbe comunque programmato un importante investimento in ricerca e sviluppo.
Prima del progetto viene l’impresa
Scoperta Imprenditoriale II non valuta soltanto quanto sia interessante la tecnologia proposta.
Una parte rilevante dell’istruttoria riguarda le caratteristiche del soggetto proponente e la sua solidità economico-finanziaria.
Vengono utilizzati dati riferiti agli ultimi due esercizi approvati disponibili alla data della domanda e la capacità dell’impresa di sostenere il progetto entra direttamente nella valutazione.
Questo aspetto merita attenzione perché la misura prevede vere soglie minime.
Il progetto deve ottenere almeno 70 punti complessivi e rispettare contemporaneamente le soglie previste nelle diverse aree di valutazione.
In particolare:
Area | Punteggio massimo | Soglia minima |
Caratteristiche del soggetto proponente | 42 | 18 |
Qualità della proposta progettuale | 34 | 25 |
Impatto del progetto | 24 | 12 |
Premialità | fino a 5 | — |
Esiste inoltre una specifica soglia relativa alla capacità di rimborso del finanziamento agevolato.
La conseguenza pratica è abbastanza semplice: prima di investire tempo nella scrittura di un progetto complesso conviene verificare i numeri dell’impresa.
Non per stabilire soltanto se sia formalmente ammissibile, ma anche per capire quale dimensione di progetto abbia senso prendere in considerazione.
Un progetto tecnicamente valido deve avere anche un mercato
La valutazione non si ferma alla tecnologia.
Il Piano di sviluppo richiede di descrivere il mercato di riferimento, la posizione dell’impresa, i concorrenti, le prospettive del settore e le ricadute attese del progetto.
È un aspetto importante.
Un progetto di ricerca può essere tecnicamente molto interessante, ma l’impresa deve anche spiegare perché vale la pena svilupparlo.
Quale esigenza del mercato affronta?
Quali limiti presentano le soluzioni attuali?
Chi potrebbe acquistare il nuovo prodotto o utilizzare il nuovo processo?
Quali vantaggi competitivi dovrebbe generare?
Come si pensa di arrivare dall’attività sperimentale all’industrializzazione?
Tecnologia e mercato non dovrebbero quindi essere trattati come due capitoli separati della domanda. Sono parti dello stesso ragionamento industriale.
L’impresa parte da un’esigenza o da un’opportunità, individua un limite nelle tecnologie disponibili e decide di affrontare un percorso di ricerca per superarlo. Se il percorso funziona, il risultato deve poter generare un vantaggio industriale e, auspicabilmente, economico.
Ricerca industriale e sviluppo sperimentale devono essere progettati con precisione
La misura richiede di articolare il programma in Obiettivi Realizzativi, fino a un massimo di 15.
Ogni obiettivo deve essere classificato come ricerca industriale oppure sviluppo sperimentale. Non può contenere entrambe le tipologie.
Nel caso di progetti congiunti, inoltre, ogni Obiettivo Realizzativo deve essere attribuito a uno specifico proponente.
Sono regole che possono sembrare molto tecniche, ma dicono qualcosa di importante sul tipo di candidatura richiesta.
Il Ministero vuole poter comprendere con chiarezza cosa sarà fatto, da chi, in quale momento, con quali risorse e per ottenere quale risultato.
Per questo un progetto efficace non dovrebbe nascere dalla compilazione del formulario. Conviene costruire prima la sua architettura tecnica: obiettivi, attività, problemi da risolvere, risultati attesi, personale coinvolto, attrezzature, consulenze, tempi e costi.
Quando questa struttura è chiara, anche la documentazione diventa molto più semplice da predisporre.
Da soli o con altri soggetti?
La collaborazione è un altro elemento centrale della misura.
Il progetto può essere realizzato attraverso configurazioni differenti, che vanno valutate in relazione alle caratteristiche dell’impresa e alle competenze necessarie.
Nel caso del singolo proponente, quando ricorrono le condizioni previste dalla misura, la collaborazione può essere realizzata coinvolgendo soggetti esterni indipendenti attraverso servizi di ricerca, consulenza R&S o ricerca contrattuale, per almeno il 10% dei costi complessivi ammissibili.
È inoltre possibile presentare progetti congiunti, fino a un massimo di tre soggetti complessivi, compreso il capofila.
La scelta del partner, però, non dovrebbe essere fatta solo perché il bando prevede una collaborazione.
Un buon partner dovrebbe colmare una competenza che manca all’impresa.
Può essere un’altra azienda con tecnologie complementari, un’Università, un Organismo di ricerca o un soggetto specializzato capace di svolgere una parte del lavoro che non avrebbe senso sviluppare internamente.
Quando la collaborazione nasce da questa esigenza, il progetto tende anche a essere più credibile.
Quali costi bisogna mettere in conto
Il budget può comprendere diverse categorie di costo connesse alle attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, tra cui personale, strumenti e attrezzature e servizi di consulenza.
Per il personale dipendente vengono utilizzati costi orari standard.
Nel caso delle imprese sono previsti tre livelli:
- 83 euro/ora per i livelli dirigenziali;
- 47 euro/ora per i quadri;
- 30 euro/ora per impiegati e operai.
È un elemento da considerare già durante la costruzione del progetto.
Il budget del personale non viene quindi determinato semplicemente prendendo il costo effettivo annuo di ogni dipendente e imputandone una percentuale al progetto. Bisogna partire dalle ore di lavoro previste e applicare i valori standard previsti dalla disciplina.
Le ore dovranno poi essere effettivamente rilevate durante l’esecuzione attraverso i relativi registri di presenza.
Ed è qui che emerge un altro tema spesso trascurato.
Il progetto non finisce quando arriva il decreto di concessione
Ottenere l’agevolazione è certamente un passaggio importante, ma un progetto di ricerca e sviluppo di questa dimensione deve poi essere gestito per 18, 24, 30 o 36 mesi.
Durante questo periodo bisogna mantenere traccia delle attività svolte, delle persone impiegate, dei costi sostenuti e dei risultati raggiunti.
Gli stati di avanzamento prevedono relazioni tecniche nelle quali le attività realizzate vengono confrontate con quelle approvate.
A conclusione del programma deve essere ricostruito il percorso svolto e devono essere illustrati gli obiettivi raggiunti, le caratteristiche e le prestazioni ottenute e le prospettive di sviluppo industriale dei risultati.
Questo significa che alcune decisioni prese durante la progettazione avranno conseguenze operative per diversi anni.
Un cronoprogramma poco realistico, un numero eccessivo di attività, un budget costruito senza confrontarsi con chi dovrà realmente eseguirlo o una distribuzione poco credibile delle ore del personale possono diventare problemi nella fase di attuazione.
La progettazione dovrebbe quindi essere fatta insieme alle persone che, in azienda, saranno responsabili della realizzazione.
Cosa succede il 7 ottobre
La presentazione delle domande parte il 7 ottobre 2026.
Le domande vengono esaminate secondo l’ordine cronologico giornaliero. Quelle presentate nello stesso giorno sono considerate pervenute nello stesso momento, indipendentemente dall’ora e dal minuto.
Se le risorse residue non fossero sufficienti per tutte le domande presentate in una determinata giornata, l’accesso all’istruttoria verrebbe determinato attraverso una graduatoria basata sulla solidità economico-finanziaria. A parità di punteggio, avrebbe precedenza il progetto di costo inferiore.
Non è quindi un click day nel quale qualche secondo può decidere il risultato.
Resta però opportuno arrivare all’apertura dello sportello con il lavoro concluso. La compilazione sarà disponibile già dal 24 settembre proprio per consentire alle imprese di predisporre la candidatura prima dell’avvio della presentazione.
Come capire se vale la pena approfondire
Non serve partire da cento requisiti normativi. Per una prima valutazione possono bastare alcune informazioni sull’impresa e sul progetto.
Se l’azienda ha già individuato un nuovo prodotto, processo o servizio da sviluppare; se per realizzarlo deve affrontare problemi tecnologici che non possono essere risolti semplicemente acquistando una soluzione esistente; se dispone di una struttura tecnica interna e di bilanci compatibili con un programma di almeno un milione di euro, allora Scoperta Imprenditoriale II merita probabilmente un approfondimento.
A quel punto vanno verificati con maggiore precisione la dimensione d’impresa, i requisiti soggettivi, i dati economico-finanziari, la tecnologia, la coerenza con la SNSI, la composizione delle attività di ricerca e sviluppo, il budget e l’eventuale necessità di partner.
Da questa analisi può anche emergere che il bando non sia adatto.
Può mancare una componente di ricerca sufficientemente significativa. Il progetto può essere troppo piccolo. La struttura finanziaria dell’impresa può suggerire un investimento più contenuto. Oppure può essere necessario coinvolgere un partner tecnologico prima di procedere.
Scoprirlo all’inizio costa molto meno che scoprirlo dopo aver costruito l’intera candidatura.
Il supporto di MAD per Scoperta Imprenditoriale II
Un progetto di questo tipo mette insieme competenze diverse. C’è la normativa agevolativa, naturalmente, ma ci sono anche bilanci, finanza aziendale, tecnologia, ricerca e sviluppo, mercato, organizzazione del progetto e successiva rendicontazione.
Per questo MAD – Management Advisor affronta Scoperta Imprenditoriale II con un team multidisciplinare.
Il lavoro parte da una pre-fattibilità, nella quale vengono esaminati l’impresa e il progetto prima di decidere se procedere con la candidatura.
La componente economico-finanziaria serve a verificare i dati aziendali, gli indicatori previsti dalla misura e la sostenibilità del programma. Quella tecnica serve a capire se l’idea presenta effettivamente le caratteristiche di un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale e a trasformarla, quando ci sono le condizioni, in un piano di lavoro strutturato.
Su questa base vengono definiti dimensione del progetto, attività, Obiettivi Realizzativi, personale, costi, eventuali collaborazioni e percorso di industrializzazione.
Il lavoro prosegue poi sulla documentazione necessaria alla candidatura e, per le imprese che lo richiedono, può continuare durante l’esecuzione del progetto con il monitoraggio delle attività, gli stati di avanzamento e la rendicontazione.
L’obiettivo è abbastanza concreto: capire prima se esistono le condizioni per presentare un buon progetto e, quando esistono, accompagnare l’impresa dalla sua impostazione fino alla realizzazione.
Stai valutando un progetto di ricerca e sviluppo?
Se la tua impresa sta lavorando a un nuovo prodotto, processo o servizio e prevede un programma di R&S nell’ordine di 1-5 milioni di euro, il primo passaggio può essere una verifica preliminare.
Il team MAD può analizzare il profilo dell’impresa e le caratteristiche dell’iniziativa per capire se Scoperta Imprenditoriale II 2026 è una strada concretamente percorribile e quali aspetti del progetto devono essere sviluppati prima della presentazione della domanda.
Parlane con il team MAD.
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FAQ Scoperta Imprenditoriale II 2026
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